Nel question time di ieri l’Agenzia delle entrate, in linea con la posizione da essa assunta nella risoluzione 68/E del 18 marzo 2009, ha ribadito che il contribuente può scomputare in dichiarazione le ritenute d’acconto che egli ha correttamente indicato nelle fatture emesse per prestazioni professionali anche nell’ipotesi in cui il sostituto d’imposta, ovvero il committente, non adempie all’obbligo di consegnare al sostituito la certificazione delle ritenute operate, nei tempi stabiliti dalla legge.

Tutto ciò, però, a condizione che il sostituito (professionista) sia in grado di esibire la fattura nella quale è esposta la ritenuta e la documentazione idonea a comprovare che l’importo  da egli percepito è al netto della ritenuta. Ad esempio potrà essere esibita la contabile bancaria dalla quale si evince che il professionista ha incassato la fattura al netto della ritenuta, oppure potrà essere mostrato l’estratto di conto corrente bancario.

L’Agenzia quindi riconosce l’idoneità della documentazione ai fini dello “scomputo delle ritenute” solo se essa proviene da un soggetto terzo, e non dallo stesso contribuente assoggettato ad imposizione.

Nell’ipotesi in cui fattura e documentazione siano prodotte in sede di controllo ai sensi dell’articolo 36-ter del DPR 600/1973, alle stesse andrà inoltre allegata una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (ex art.47 del DPR n.445/00) con la quale il lavoratore autonomo attesta che:

  • la documentazione bancaria si riferisce ad una fattura regolarmente contabilizzata;
  • a fronte della stessa non vi sono stati altri pagamenti da parte del sostituto d’imposta.

Le prove devono essere esibite anche nell’ipotesi di un versamento effettuato in contanti. In questo caso però, la mancanza della tracciabilità del pagamento rende assai arduo provare, mediante risultanze documentali, che l’importo incassato dal professionista è al netto della ritenuta a titolo d’acconto da egli subita.

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