La Corte di Cassazione con la sentenza 9452 della Quinta sezione penale depositata ieri ha affermato che il dottore commercialista incaricato di attestare un piano di concordato preventivo non assume la veste di pubblico di ufficiale.

Gli Ermellini hanno rigettato il ricorso proposto dal Pubblico Ministero, nell’ambito di un procedimento per fatti di bancarotta. Tra gli indagati c’era anche un professionista che aveva redatto la relazione ai fini del concordato preventivo.  La Corte ha respinto il ricorso con il quale il Pm contestava al professionista il reato di falso biologico e di corruzione in atti giudiziari, in considerazione  della presenza in capo al medesimo di poteri di certificazione sulla formazione della volontà dell’autorità giudiziaria, della sua posizione di indipendenza e della natura dell’attività, regolata da norme di diritto pubblico.

La conclusione a cui è giunta la Cassazione prende le mosse dall’assenza, tra le norme che regolano il concordato preventivo, di una esplicita disposizione che attribuisce la qualifica di pubblico ufficiale al professionista incaricato dal debitore di attestare la conformità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. La qualifica di pubblico ufficiale è, invece, riconosciuta in modo esplicito ad esempio al curatore fallimentare. Inoltre, la Cassazione evidenzia che alla luce del fatto che il controllo di legittimità da parte del giudice non è vincolato dall’attestazione e soprattutto che la valutazione sulla probabilità di “riuscita economica” del piano è demandata ai creditori, il professionista non può essere elevato ad un ausiliario del giudice ma deve essere considerato un “semplice” consulente. Quindi non può essere determinante la posizione di indipendenza del professionista dal momento che i suoi  poteri certificativi  sono subordinati ai penetranti controlli del giudice e dei creditori.

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